Decameron

Il Decameron è la prima grande opera in prosa della letteratura italiana e uno dei capolavori della narrativa occidentale. Il titolo, derivato dal greco e ricalcato con ogni probabilità sull’Hexameron di sant’Ambrogio (un trattato in latino sui sei giorni della creazione del mondo), si riferisce alle ‘dieci giornate’ in cui – nella finzione letteraria – una giovane compagnia di sette donne e tre uomini (allontanatisi nel 1348 da una Firenze invasa dal morbo della peste) racconta le cento novelle del libro; ognuna delle dieci giornate ha un tema diverso, che viene scelto a turno dai dieci membri della brigata.

Data

1348-1353

Sorgente

G. Boccaccio, Decameron, a cura di M. Fiorilla, illustrazioni di M. Paladino, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2011, pp. I-XLIV.

Struttura

    Proemio

    Il capolavoro di Giovanni Boccaccio inizia con queste parole: «Comincia il libro chiamato Decameron cognominato prencipe Galeotto…»: l’opera ha dunque un nome, «Decameron», parola coniata dal greco che rimanda alle dieci giornate in cui sono narrate le cento storie del libro, e un cognome, «Galeotto», che rinvia  – con implicazione culturali profonde –  al celebre episodio di Paolo e Francesca nel V canto dell’Inferno di Dante. Il Proemio si apre con una massima ripresa da un’opera in lingua latina sulla distruzione di Troia scritta da Guido delle Colonne: «Umana cosa è aver compassione degli afflitti».  È umano – spiega Boccaccio – avere un sentimento di pietà verso coloro che soffrono. Questo principio vale soprattutto per coloro che hanno ricevuto aiuto nella sofferenza e l’autore dichiara di aver avuto questa fortuna in passato: nel tempo in cui aveva sofferto durissime pene d’amore, i colloqui con gli amici furono per lui un fondamentali per alleviare e superare il dolore. Ora che è uscito da quella tempesta, intende a suo volta confortare coloro che soffrono per la stessa ragione, e in particolare le donne, che ne hanno più bisogno, perché non solo – per la loro sensibilità – avvertono con maggiore forza il sentimento d’amore (che spesso peraltro devono tenere nascosto e questo ne aumenta l’intensità), ma anche perché nella sofferenza hanno meno libertà di movimento e di azione nel mondo (chiuse nello spazio stretto delle loro stanze), quindi meno possibilità di distrarsi e di determinare il proprio destino, rispetto agli uomini (che possono invece cacciare, pescare, giocare, cavalcare e andare liberamente in giro per il mondo); la solitudine e l’isolamento aumentano la malinconia, e diventa più difficile sopportare il dolore. Il conforto arriverà con le «cento novelle o parabole o istorie» del libro, incentrate su casi d’amore e di fortuna avvenuti in tempi antichi e moderni, narrate da una brigata di sette donne e tre uomini nel tempo della peste, intervallate da balli e canzoni. Oltre al diletto, al piacere narrativo, dai cento racconti le lettrici potranno ricavare utili consigli e preziosi insegnamenti (secondo un principio enunciato da Orazio nell’Ars poetica).

    Prima Giornata

    La I giornata si apre con una ampia introduzione in cui Boccaccio avverte innanzitutto le sue lettrici che il libro inizierà con un «orrido cominciamento», paragonato a «una montagna aspra e erta», che è necessario scalare per arrivare a un «bellissimo piano e dilettevole» (il brano contiene evidenti richiami alla Commedia di Dante che alludono alla presenza di un itinerario etico-morale all’interno del percorso di lettura). L’ «orrido cominciamento» è rappresentato dalla descrizione della terribile peste nera che nel 1348 colpì Firenze e il suo contado, trasformando le sue strade in un grande cimitero a cielo aperto (morirono più di centomila persone). L’autore documenta per prima cosa con molta precisione i sintomi del morbo, sottolineando come i medici non fossero in grado di opporvi alcun rimedio e come tutti i cittadini fossero disorientanti e spaventati anche per la rapidità con cui malattia si contagiava («come il fuoco fa con le foglie secche»). Descrive quindi lo sconvolgimento e il degrado etico-morale che il morbo aveva portato nella città: c’era chi si abbandonava a comportamenti totalmente dissennati, facilitato anche dall’assenza della autorità, perché le leggi che dovevano regolare la convivenza civile non venivano più rispettate, mentre la paura del contagio e della morte aveva distrutto anche le leggi naturali, e così uomini e donne abbandonavano i loro familiari (madri, padri, fratelli, mogli e mariti). La macchina narrativa comincia qui. Attorno al questo evento catastrofico, cui il libro vuole rispondere, si definisce infatti lo spazio narrativo della cornice che, come nelle grandi raccolte orientali, prende le mosse dal tentativo di scongiurare un pericolo di morte: sette giovani donne (Elissa Emilia, Filomena, Fiammetta, Lauretta Neifile, Pampinea) e tre giovani uomini (Dioneo Filostrato, Panfilo), incontratisi nella chiesa di Santa Maria Novella, decidono di  rifugiarsi in una villa nelle colline attorno a Firenze. L’«onesta» brigata al riparo dal terribile morbo, trascorrerà quattordici giorni raccontandosi delle storie (fatti salvi i giorni di venerdì e sabato dedicati alla preghiera e al riposo). In ognuna delle dieci giornate dedicate al novellare, la brigata eleggerà un re o una regina, che fisserà il tema cui poi tutti dovranno attenersi nelle storie che racconteranno, eccetto Dioneo, che avrà  il privilegio di poter narrare a tema libero. Immersi in giardini descritti con i tratti tipici del locus amoenus (un mondo ideale regolato da ordine e armonia), i dieci giovani cercheranno di ricostruire con i loro racconti e i loro discorsi i valori morali della convivenza civile, messi in crisi dal caos portato dall’epidemia.

    Seconda Giornata

    Nella seconda giornata Filomena, la regina eletta dalla brigata, fissa come argomento del novellare le vicende di uomini e donne che, «infestate» all’inizio da una fortuna avversa, si sono inaspettatamente risolte a lieto fine. I racconti si sviluppano attorno ad un moltiplicarsi di peripezie, distese spesso in arco cronologico di diversi anni, che portano i protagonisti in terre lontane. Si tratta di novelle-romanzo che, oltre ad essere particolarmente lunghe e avventurose sono caratterizzate da una geografia molto ampia, che abbraccia città italiane da nord a sud, come ad esempio Treviso (nella novella di Martellino), Genova (nella novella di Bernabò e Zinevra), Ferrara (nella novella di Rinaldo D’Asti), Napoli (nella novella di Andreuccio da Perugia); ci sono anche le isole di Lipari e Ponza (in cui iniziano le avventure di Madama Beritola). Ma i personaggi toccano anche città della Francia, dell’Inghilterra e del Galles (nelle novelle del conte Anguersa e di Tedaldo Agolanti) e l’orizzonte si estende mirabilmente anche ad altri luoghi e isole del Mediterraneo (come nelle novella di Landolfo Rufolo e di Bernabò), anche al di fuori del mondo cristiano, in terre a cultura giudaica e musulmana, come nella grande avventura erotica di Alatiel, personaggio il cui nome, anagrammabile in “la lieta”, ben rappresenta sul piano romanzesco le storie narrate in questa giornata.

    Terza Giornata
    La terza giornata ha luogo di domenica pomeriggio, dopo la pausa del venerdì e sabato, giorni dedicati alla preghiera e alla penitenza. La regina Neifile impone come tema che si narri di chi ottiene o ritrova una cosa desiderata da tanto tempo.
    Quarta Giornata
    Nella quarta giornata, lunedì, il re è Filostrato e il tema è dato dagli amori infelici.
    Quinta Giornata
    Nella quinta giornata, martedì, la regina è Fiammetta e si ragiona sulla felicità raggiunta dagli amanti dopo avventure o sventure straordinarie.
    Sesta giornata
    La sesta giornata cade di mercoledì e regna Elissa; il tema è quello delle risposte pronte e argute che permettono di togliersi d'impaccio o da una situazione pericolosa.
  • Chichibio, cuoco di Currado Gianfigliazzi, con una presta parola a sua salute l’ira di Currado volge in riso e sé campa dalla mala ventura minacciatagli da Currado
  • Messer Forese da Rabatta e maestro Giotto dipintore, venendo di Mugello, l’uno la sparuta apparenza dell’altro motteggiando morde
    Settima Giornata
    La settima giornata, giovedì, regna Dioneo e si narra delle beffe fatte dalle donne, per amore o per paura, ai loro mariti.
    Ottava Giornata
    L'ottava giornata, domenica, regna Lauretta e si narra di qualunque tipo di beffa.
    Nona Giornata
    Nella nona giornata, lunedì, la regina è Emilia e ciascuno racconta ciò che più gli piace.
    Decima Giornata
    La decima e ultima giornata cade di martedì, sotto il regno di Panfilo, e si narra di chi, con cortesia e magnanimità, ha vissuto avventure d'amore o di altro genere.